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		<title>Associazione Marmisti Lombardia</title>
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		<description></description>
		<generator>EBA-News 1.1.1 Final</generator>

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			  	<title>LE NOSTRE PIETRE SONO LA VOSTRA STORIA</title>
			  	<description>Abbiamo iniziato una nuova campagna di sensibilizzazione culturale sul valore simbolico delle pietre naturali intese come simboli dell'identit&agrave; di un luogo e delle genti che lo abitano.</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(immagine: arabescato orobico grigio rosa)</p><p>La frase nelle due versioni &#039;I nostri marmi sono la vostra storia&#039;, &#039;le nostre pietre sono la vostra storia&#039;, intende essere declinata nello specifico luogo culturale e storico in cui vi trovate, la pietra di Credaro a Bergamo o il Serpentino in Valtellina, ma basta guardare gli edifici storici dei luoghi in cui vivete. Il fatto che le definiamo come &#039;nostre&#039; non deve essere inteso volgarmente di una espressione di possesso materiale ma si riferisce al nostro patrimonio storico architettonico collettivo, popolare. Per quanto il diritto di estrazione del marmo di Candoglia sia esclusivo della curia il suo colore bianco rosato &egrave; parte della storia di Milano.<br />
Sono nostre in quanto parti della nostra identit&agrave;, qualunque essa sia. Questo &egrave; il bello della pietra, siccome pesava - e pesa ancora - la si trasportava il meno possibile e si estraeva quella pi&ugrave; vicina un principio valido anche dal punto di vista ecologico perch&egrave; riduce i trasporti. Ogni citt&agrave; ha la sua pietra. Alcune ne hanno molte pi&ugrave; di una, adottate da millenni come simboli e ambasciatori della propria cultura sociale. Carrara e il suo bianco, Verona e il suo rosso. </p>

<p><a href="http://www.veromarmo.com/">www.veromarmo.com</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 01:28:29 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=183</link>
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			  	<category>ATTUALITA'</category>
			</item><item>
			  	<title>COME DISTINGUERE UNA PIETRA VERA DA UNA FALSA</title>
			  	<description>Le pietre naturali sono materiali considerati magici in molte civilt&agrave;, la Genesi richiede che l'altare sia un monolite di marmo (non granito) una specificazione seguita anche nelle chiese cristiane. I marmi puri al 100%, quelli perfettamente&nbsp;bianchi come il Carrara, sono dei cristalli ordinati di calcite che come tutti i cristalli vibrano all'unisono e infatti del buon marmo si dice che ha un suono metallico.
</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(immagine: marmo rosso Asiago, il cugino di primo grado del rosso Verona)</p><p>Tutti i vari libri che analizzano il significato magico delle pietre dure per la gioielleria valgono naturalmente anche per lastre, blocchi e colonne di quei materiali. Normalmente si dividono tra pietre proiettive, maschili, come i quarzi (graniti, quarziti, serpentini, beole, gneiss che sono silicati di origine vulcanica) dalle pietre ricettive che sono i marmi, alabastri, travertini, arenarie e in genere tutte le rocce calcaree.&nbsp;<br />
Il lapislazzulo che viene associato ai re e al Divino dalla notte dei tempi viene utilizzato in collane e orecchini cosi come viene lavorato a lastre per i pochi che possono pavimentarsi una cucina o un bagno con quel blu. Dalla stessa cava afgana le parti migliori vanno in gioielleria, i blocchi venati di bianco vengono tagliati e lucidati come normali marmi.</p>

<p>L&#039;utilizzo di queste propriet&agrave; delle pietre attraversa tutti i tempi e le culture. Ad esempio l&#039;uso nobilitante fatto del porfido e del granito dagli egizi &egrave; stato ripreso da Napoleone nei tempi moderni.&nbsp;Nei secoli i falsari si erano limitati alle pietre preziose ma negli ultimi decenni l<strong>a presenza di falsi e imitazioni si &egrave; estesa anche alle pietre naturali utilizzate come materiali edili.&nbsp;Purtroppo vengono venduti come se fossero veri, senza farvi sospettare niente, </strong>e&nbsp;ci troviamo a dover dare indicazioni su come distinguere originale e falso.</p>

<p>Le pietre preziose false sono chimicamente analoghe a quelle vere e per questo spesso difficili da distinguere senza prove di laboratorio mentre - fortunatamente - le imitazioni dei materiali edili sono grossolane e facili da riconoscere anche a occhio nudo o al tatto perch&agrave;&nbsp;n&egrave; i gres n&egrave; le pietre ricostruite hanno chimicanente&nbsp;niente a che spartire con i marmi ed &egrave; abbastanza facile riconoscere il falso.</p>

<p>Naturalmente il falso non ha le stesse propriet&agrave; spirituali dell&#039;originale sia una gemma preziosa o un&#039;obelisco in granito. Altrimenti nello scettro d&#039;Inghilterra avrebbero messo un pezzo di vetro al posto del diamante &#039;Stella d&#039;Africa&#039; (il pi&ugrave; grande diamante tagliato del mondo con i suoi 530 carati). Ma gi&agrave; dai tempi egizi le bacchette magiche terminavano con una pietra proiettiva bianca e trasparente - quarzo - che per il suo colore neutro indica i quattro elementi insieme.</p>

<p><img src="http://www.assomarmistilombardia.it/articoli/admin/uploadpics/618ecd643e51cea.jpg" alt="" /></p>

<p>(immagine: Il vero marmo rosa Norvegia)</p>

<p><br />
<strong>METODI PER DISTINGUERE GLI ORIGINALI&nbsp; DAL GRES</strong><br />
Imitano i marmi, bianco Carrara per esempio, pietre, arenarie, ardesie e quarziti ma non i graniti di cui probabilmente non riescono a replicare la granulometria tipica.&nbsp;<br />
La ceramica nasce da silicati vitrificati per fusione, mentre il&nbsp;gres ceramico subisce una doppia fusione dei silicati. La tipica cromia viene simulata da coloranti chimici.&nbsp;</p>

<p>- I gres ceramici hanno un grado di riflessione vitreo datogli dai silicati del tutto diverso dai calcari che sono maggiormente opachi a causa del grado di riflessione dei cristalli di calcite che lo compongono.<br />
- Al tatto e al calpestio &egrave; meno pastoso di un marmo, cio&egrave; offre meno resistenza. <br />
- Nei gres non ci sono le trasparenze dei cristalli di calcite o quarzo, come non presentano&nbsp;opalescenza, iridescenza - prodotta da sottili pellicole di alterazione superficiale&nbsp; di ematite o pirite - la labradorescenza, causata da un fenomeno di smistamento tra albite ed anortite e della lucentezza.&nbsp;<br />
- Se percosso il suono di un marmo naturale non &egrave; vitreo ma varia dal metallico del buon marmo al suono sordo di una breccia calcarea.<br />
- Sono pi&ugrave; freddi al tatto delle ardesie, delle arenarie e delle pietre a spacco in genere.<br />
- Le venature vengono prodotte macchiando con pigmenti colorati la matrice omogenea ma non possono ripetere effetti cromatici troppo complessi, lineari o globulari, come quelli del rosso Verona o del rosa Norvegia e si concentrano sui marmi dal colore omogeneo come il Carrara.&nbsp;<br />
- Nel gres non ci sono fossili&nbsp; come nei marmi ammonitici, Aurisina, Lumachella, rosso di Arzo, rosso Verona, Black Fossil del Marocco... <br />
Infine, come suggerimento euristico, prestare attenzione alla provenienza della presunta pietra naturale. Siccome il centro mondiale della ceramica &egrave; conosciuto tutte queste localit&agrave; di provenienza del &#039;produttore&#039; della pietra naturale devono fare scattare ulteriori verifiche. Se volete essere certi di avere una vera pietra naturale chiedete ad uno dei nostri associati.</p>

<p><br />
<strong>METODI PER DISTINGUERE GLI ORIGINALI&nbsp; DALLA&nbsp;PIETRA RICOSTRUITA&nbsp;</strong><br />
Imitano la pietra naturale lavorata a spacco per i rivestimenti dei muri. Sono&nbsp;un reimpasto di pietra tritata - come la sabbia - tenuto insieme da malta portland - che si potrebbe chiamare banalmente cemento - colorato da ossidi di ferro (ruggine) per dare il colore giallo della pietra che vogliono imitare. Si autodefiniscono &#039;pietre ecologiche&#039; ma sono agglomerati cementizi colorati artificialmente secondo il colore di moda del momento.</p>

<p>- La finta pietra chiamata &#039;ricostruita&#039; &egrave; calda come il cemento al tatto, la pietra naturale &egrave; pi&ugrave; fredda.<br />
- Pesa di meno,&nbsp;<br />
- Come tutti i cementi non ha la durata della pietra e rilascia graniglia nel tempo perch&egrave; il collante - il normale cemento edile - si degrada. <br />
- E&#039; meno resistente e duro dei silicati. Quarziti, beole, graniti, serpentini e serizzi non possono essere rigati da una punta di acciaio come il cemento e anche i marmi hanno maggiore compattezza e non rilasciano graniglia (sabbia).<br />
- Non ha le venature sottili di marmi e pietre.<br />
- Se percossa ha un suono sordo.<br />
- Non ha lucidit&agrave; ne cristalli di quarzo o calcite nella sua struttura che sono invece visibili in gran parte delle vere pietre naturali.</p>

<p>In genere chiedete sempre che tipo di pietra si tratta, provenienza, la sua scheda tecnica, peso, resistenza alla compressione, flessione, usura e composizione chimica.</p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:25:50 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=182</link>
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			  	<category>ARCHITETTURA</category>	<category>GEOLOGIA</category>	<category>CURA E RESTAURO</category>
			</item><item>
			  	<title>WELCOME DAYS PER I MARMISTI ITALIANI</title>
			  	<description>la Denver di San Marino - specialista nella produzione&nbsp;di Centri di Lavoro a Controllo numerico e Frese - &nbsp;invita i marmisti italiani&nbsp;ad un evento di due giorni denominato&nbsp; WELCOME DAYS in cui aprir&agrave; le porte del suo show room appositamente allestito ai marmisti&nbsp;interessati a dimostrazioni&nbsp; di molteplici lavorazioni su diversi materiali.&nbsp;</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>Crediamo che per affrontare la crisi in cui &egrave; precipitato il mercato, sia necessario attivare sinergie&nbsp;tra tutti gli attori coinvolti e quindi marmisti e produttori di macchinari tra loro in modo da offrire al&nbsp;cliente finale prodotti e soluzioni sempre pi&ugrave; evolute e competitive alternative alle importazioni a&nbsp; basso costo.&nbsp;<br />
Il Welcome Days della Denver che si svolger&agrave; il 13 e 14 marzo 2010 presso la loro sede di Strada&nbsp; del Lavoro 87 a Gualdicciolo / Repubblica di San Marino.&nbsp;<br />
Tutti i partecipanti saranno ospiti della DENVER (a carico dei partecipanti solo il viaggio fino alla&nbsp; stazione/aeroporto o all&#146;hotel di Rimini)&nbsp;<br />
- Il primo giorno sar&agrave; dedicato alla presentazione delle macchine e delle lavorazioni.&nbsp;<br />
- Il secondo giorno gli ospiti saranno guidati alla scoperta di San Marino, della sua tradizione&nbsp; nell&#146;uso della pietra e del suo conveniente shopping.&nbsp;</p>

<p>I marmisti che intendono aderire al programma sono pregati comunicarlo direttamente alla Denver<br />
Strada del Lavoro 87<br />
47892 GUALDICCIOLO <br />
REP SAN MARINO <br />
tel. +39 0549 999688 <br />
fax +39 0549 999651 <br />
<a href="http://www.denver.sm">www.denver.sm</a></p>

<p><a href="http://www.assomarmistilombardia.it/associazione/index.php?page=segreteria&amp;tit=AML%20-%20SEGRETERIA">o eventualmente anche a noi in segreteria a questi indirizzi</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 17:22:36 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=181</link>
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			  	<category>EVENTI</category>	<category>ESPOSIZIONI</category>
			</item><item>
			  	<title>LA SCUOLA DI SCULTURA DI PECCIA PRESENTA I CORSI 2010</title>
			  	<description>La Scuola di Scultura di Peccia promuove il concetto di ateneo aperto, offrendo un luogo destinato alla libera espressione artistica accessibile a tutti senza distinzioni di sorta, principianti, avanzati e professionisti.</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(foto: la lavorazione del marmo cristallino della val Maggia)</p><p><a href="http://www.marmo.ch/it/content/view/full/85">Calendario corsi per il 2010. Cliccare qui per aprire</a></p>

<p>Il livello di professionalit&agrave; e l&#039;atmosfera peculiare, influenzati dalla natura sublime e potente dell&#039;Alta Valmaggia, offrono le condizioni ideali per immergersi nel mondo delle arti figurative. La nostra offerta spazia dal marmo, al legno, al metallo, ed &egrave; arricchitada corsi di disegno, di modellatura e da seminari di storia dell&#039;arte. Tutti i corsi sono diretti ed accompagnati da artiste ed artisti di varie tendenze, provenienti dalla Svizzera e dall&#039;estero.<br />
A coloro che desiderano privilegiare il lavoro indipendente, segnaliamo la possibilit&agrave; di affittare un atelier-abitazione con annesso posto di lavoro.</p>

<p>per informazioni: <br />
Scuola di Scultura <br />
CH-6695 Peccia Vallemaggia - Ticino <br />
Tel. +41 (0)91 755 13 04 - Fax +41 (0)91 755 10 34 <br />
<a href="http://www.marmo.ch">www.marmo.ch</a> <br />
<a href="http://www.scultura.ch">www.scultura.ch</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 13:45:11 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=180</link>
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			  	<category>ARTE</category>
			</item><item>
			  	<title>DALLE CAVE DI PORFIDO ROSSO ALLA LAND ART</title>
			  	<description>Un drago di pietra che affiora dalle onde del prato, tenuto a bada dalla lancia di uno svettante San Giorgio: dal maggio 2009 i visitatori del Chiostro medioevale di Voltorre, a Gavirate, si imbattono in un'insolita e misteriosa scultura in pietra. A cura di Erica Kusterle.</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#147;Il lavoro del cavare la pietra &egrave; basato sullo sforzo della ricerca, dell&#039;estrazione, e della recisione. Il tutto &egrave; finalizzato alla trasformazione.&#148; - Maurizio Russo, Land Artist</em></p>

<p>Si tratta di un&#039;opera di Land Art realizzata su iniziativa dell&#039;associazione Mosaico Progettuale, a conclusione degli eventi sull&#039;uso della pietra nella progettazione degli spazi esterni che ha organizzato lo scorso maggio proprio nell&#039;ex monastero benedettino grazie al fondamentale sostegno dell&#039;Associazione Marmisti della Regione Lombardia e delle Cave Bonomi di Cuasso al Monte, con il patrocinio della Regione Lombardia, della Provincia di Varese, del Comune di Gavirate, dell&#039;Ordine dei Geologi della Lombardia e della Societ&agrave; Italiana di Geologia Ambientale.<br />
La Sfida - questo il nome dell&#039;opera - &egrave; stata progettata dall&#039;architetto e Land Artist Maurizio Russo appositamente per il luogo in cui si trova, del quale riprende il tema della lotta contro il drago, le cromie e il materiale, a simboleggiare l&#039;inestinguibile lotta dell&#039;uomo con la natura, e in particolare del cavatore con la montagna. <br />
Il progetto ha potuto prendere forma proprio grazie al lavoro e alla passione di un autentico cavatore, il Sig. Renato Bonomi delle omonime cave di Cuasso al Monte, presentato al presidente di Mosaico Progettuale Valerio Cozzi dalla Signora Emilia Gallini Segretario di AML al Marmomacc 2008. <br />
Le Cave Bonomi hanno accolto generosamente lo scultore, dandogli la possibilit&agrave; di selezionare gli elementi pi&ugrave; adatti direttamente in cava e assistendolo attivamente nella composizione di prova. Hanno poi trasportato le pietre al Chiostro e realizzato l&#039;installazione sotto la sua guida, cementandone la base a maggior sicurezza. Il Signor Renato Bonomi, suo figlio Davide e il personale delle Cave si sono prodigati senza esitazione e gratuitamente per realizzare il progetto, spinti dalla passione per la loro pietra e dalla rara occasione di vedere il loro pregiato materiale diventare protagonista assoluto.<br />
L&#039;intento di Mosaico Progettuale era infatti quello di mettere in luce la bellezza in s&eacute; di una pietra peculiare della Provincia di Varese quale il porfido rosso di Cuasso al Monte, sollevandola dal posto in cui essa di solito viene collocata (pavimentazioni in lastre e cubetti) per portarla all&#039;altezza dello sguardo e far riflettere sul valore delle risorse che il territorio mette a disposizione del progettista. La Sfida &egrave; un&#039;opera d&#039;arte in cui forma e materia sono insostituibili: le asperit&agrave; e le venature naturali del porfido rosso sono parte inscindibile della composizione, la nuda pietra &egrave; materiale elettivo per esprimere le forze primordiali in gioco. <br />
Un&#039;installazione nata per essere temporanea che si sta trasformando in un&#039;apprezzata dote in pi&ugrave; per il patrimonio della Provincia di Varese, alla quale Mosaico Progettuale, Maurizio Russo e le Cave Bonomi l&#039;hanno donata. E&#039; infatti in corso l&#039;iter di adozione permanente. </p>

<p>Per informazioni:<br />
<a href="http://www.mosaicoprogettuale.it">www.mosaicoprogettuale.it</a><br />
<a href="http://www.yugenearth.com">www.yugenearth.com</a><br />
<a href="http://www.chiostrodivoltorre.it">www.chiostrodivoltorre.it</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 01:21:38 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=179</link>
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			  	<comments>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=179#comments</comments>
			  	<category>ARTE</category>
			</item><item>
			  	<title>POSA DI MARMETTE IN PIETRA NATURALE</title>
			  	<description>Bisogna prima di tutto valutare la superficie sulla quale sar&agrave; installato il materiale che dovr&agrave; essere piana, senza crepe, irregolarit&agrave; ed umidit&agrave;, pulita da qualsiasi eventuale residuo, in particolare grasso o olio. Si usano due tipi di collanti: quelli cementizi e le resine. La posa con malta cementizia viene normalmente adottata quando si rende necessario rialzare significativamente o livellare il substrato. </description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(foto: un fossile di ammonite nella pavimentazione ottocentesca in rosso Verona dei portici di piazza Duomo a Milano)</p><p>A questo punto si procede con la preparazione del collante seguendo scrupolosamente i tempi e le modalit&agrave; raccomandate dai produttori. In generale vengono consigliati collanti a cosidetta &#147;presa rapida&#148; che si applicano stendendo una quantit&agrave; di collante sufficiente seguendo un moto semicircolare con una spatola dentata verificando la buona adesione tra il collante ed il sottofondo facendo attenzione, prima di adagiare la marmetta, che lo stesso non inizi a seccare. <br />
Per l&#146;adesione si esercita una pressione su tutta la superficie della stessa, aiutandosi con un martello di gomma. Se la marmetta ha un formato maggiore di 40x40 cm &egrave; anche necessario stendere un sottile strato di collante su tutto il retro della marmetta stessa per garantire la massima adesione. Eventuali eccessi di collante vanno subito asportati con uno straccio bagnato o con una spugna prima che inizi l&#146;indurimento. Per la posa di marmi verdi e di taluni rossi &egrave; raccomandato l&#146;uso di soli adesivi epossidici o poliuretanici. Marmi e graniti si possono posare anche con la tradizionale malta. Prima della posa &egrave; necessario verificare che il fondo sia ben solido e stagionato almeno di una settimana per ogni centimetro di spessor allo scopo di evitare possibili cedimenti o future lesioni. <br />
La preparazione si effettua utilizzando solo sabbia di fiume o di cava, di granulometria non deve superare i 0,5 mm, mescolata a cemento grigio o bianco in proporzione ad una parte con 4 di sabbia. &Eacute; assolutamente sconsigliato l&#146;impiego di sabbia di mare e calce di qualsiasi tipo. In questo caso la posa avviene stendendo il cemento su un&#146;area proporzionata ad un numero limitato di marmette da posare. Anche in questo caso quelle maggiori al formato 40x40 cm vanno supportate sul lato da incollate con una boiacca di acqua e cemento di consistenza simile ad una pasta. Particolare attenzione va rivolta al dosaggio dell&#146;acqua: un eccesso pu&ograve; favorire il distacco della marmetta ed il suo incurvamento. In questo caso la malta dovr&agrave; essere cosparsa in superficie da uno spolvero di cemento in maniera tale da assorbire l&#146;eccesso di acqua libera. </p>

<p>Nelle nuove costruzioni, i giunti di dilatazione del pavimento vanno eseguiti considerando il coefficiente di dilatazione termica lineare del materiale con una larghezza minima di almeno 5 mm. Lungo il perimetro della pavimentazione ed attorno ad elementi strutturali quali colonne, pilastri si deve prevedere un giunto aperto di almeno 10 mm che interessi sia il supporto sia il legante, sia le marmette. I giunti del pavimento potranno coprire aree variabili da 4x4 m ad un massimo di 7x7 m in ragione del tipo di prodotto, del formato della marmetta e delle condizioni specifiche di applicazione. In casi particolari di materiali di colore scuro, esposti alla luce diretta si consigliano pi&ugrave; giunti di dilatazione. Per una posa pi&ugrave; sicura la posa a giunto aperto con fughe sigillate con appropriati prodotti chimici o con boiacca di cemento ed acqua. Nel primo caso devono essere evitati prodotti di natura acida o fortemente alcalina. <br />
Nel secondo caso sono da evitare eccessi d&#146;acqua e l&#146;impiego di sabbia per non graffiare le superfici. L&#146;eccesso di sigillante deve essere rimosso quando &egrave; ancora umido con una spugna o un panno morbido. Non usare mai prodotti acidi per non rovinare la superficie lucida delle marmette. Per tutte queste lavorazioni esistono in commercio specifici prodotti che facilitano e garantiscono i risultati. </p>

<p>Per tutte le tematiche sulla posa e sui massetti:<br />
MAPEI SpA<br />
Via Cafiero 22, 20158 MILANO<br />
tel ++39 02 376731<br />
fax ++39 02 37673214<br />
<a href="http://www.mapei.com">www.mapei.com</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 23:44:55 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=178</link>
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			  	<category>CURA E RESTAURO</category>
			</item><item>
			  	<title>TRATTAMENTI PROTETTIVI PREVENTIVI PER LE PIETRE NATURALI</title>
			  	<description>Bisogna prima di tutto valutare il tipo di pietra, la finitura, le condizioni ambientali, la collocazione, la destinazione d&#146;uso: pavimentazione  veicolare o pedonale, esterna o interna, rivestimento verticale. Negli interni &egrave; soprattutto l&#146;infiltrazione di sostanze liquide a causare problemi in particolari applicazioni in bagno o in cucina. </description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(foto: onice retroilluminato della Cogemar di Carrara, cliccare per ingrandire)</p><p>Cibi, caff&egrave;, bevande, oli essenziali o da cucina, saponi possono portare alla formazione di macchie la cui totale rimozione pu&ograve; essere difficoltosa. Per prevenirle &egrave; norma settoriale l&#146;utilizzo su pavimenti e rivestimenti di protettivi per evitare la penetrazione all&#146;interno della pietra. quindi una manutenzione pi&ugrave; facile e veloce. All&#146;esterno &egrave; invece l&#146;acqua a provocare i danni. L&#146;infiltrazione &egrave; infatti il fattore scatenante della maggior parte dei processi di deterioramento dei materiali da costruzione. Si pensi ad esempio ai danni che possono causare i cicli gelo/disgelo.<br />
Se in condizioni di bassa temperatura l&#146;acqua si infiltra nei pori della pietra e successivamente si trasforma in ghiaccio, aumentando di volume sottoponendo i materiali ad una fortissima pressione dall&#146;interno fino a disgregare la superficie. Un fenomeno meno conosciuto, ma dal meccanismo simile al precedente &egrave; l&#146;infiltrazione nei materiali da costruzione dei sali disciolti in acqua (ad esempio i solfati che derivano dalle piogge acide, il cloruro di sodio usato come antigelo in strada, sali di varia natura contenuti negli adesivi, malte o cementi non appropriati all&#146;uso specifico). Una volta trasportati dall&#146;acqua nelle porosit&agrave; e in certe condizioni di umidit&agrave; e temperatura, questi sali possono cristallizzare ed aumentare di volume. Questo provoca pressioni enormi con gravi danni in poco tempo. Oltre a questo, i sali, essendo igroscopici, richiamano ulteriore umidit&agrave; evidenziata da efflorescenze biancastra come quelle dei muri umidi. </p>

<p><strong>Per chiudere le porosit&agrave; di una pietra naturale e renderla immune da macchie, efflorescenze, gelivit&agrave; sono disponibili le seguenti classi di prodotti. Come premessa va tenuto presente che non sempre sono necessari: le tegole in ardesia, beola, serpentino come i cubetti di porfido o granito delle piazze che sono finiti a grezzo </strong>(si dice a spacco cava)<strong> non hanno bisogno di nessun trattamento e resistono ai gelivi climi alpini per secoli se non millenni senza problemi.<br />
Uno di questi trattamenti deve invece essere necessariamente eseguito su tutte le pietre naturali lucide e in particolare su marmi o pietre calcaree in genere, specialmente in cucina o bagno, specialmente se completamente bianchi e omogenei. Tra le categorie di marmi decisamente da curare con prodotti protettivi svettano i delicati e trasparenti onici calcarei (alabastri).</strong></p>

<p>SILICONI <br />
&#147;Silicone&#148; &egrave; un termine molto ampio che comprende un insieme di sostanze con caratteristiche e applicazioni molto differenti. Nel caso dei protettivi, i siliconi sono stati i primi prodotti idrorepellenti disponibili sul mercato. Attualmente le due classi di prodotti pi&ugrave; usate sono silani e silossani. I primi sono sostanze a bassa viscosit&agrave; capaci di legarsi chimicamente alle pietre. Riescono quindi a penetrare in profondit&agrave; nei substrati porosi e danno un trattamento idrorepellente di lunga durata.<br />
Per la loro particolare struttura, non riducono la permeabilt&agrave; al vapore acqueo e permettono la traspirazione della pietra e sono molto stabili ai raggi UV. Sono disponibili sia in soluzioni a base solvente, sia in emulsione acquosa. I silossani derivano direttamente dai silani i quali a volte hanno una volatilit&agrave; troppo elevata, facendoli reagire con se stessi in condizioni controllate. In questo modo si ottiene unprodotto con caratteristichesimili al silano, ma convolatilit&agrave; inferiore.<br />
			<br />
POLIMERI FLUORURATI<br />
Di solito sono poliacrilati o poliuretani in cui sono stati inseriti un certo numero di atomi di fluoro. Ci&ograve; porta a molecole capaci di portare la tensione superficiale (forza di natura elettrochimica che determina la bagnalit&agrave;) delle superfici trattate a livelli molto bassi. I polimeri fluorurati hanno cos&igrave; un ottimo potere idro e oleorepellente usati da soli o in associazione con silani e silossani, con cui sono sinergici. Sono durevoli e non cambiano l&#146;aspetto delle superfici trattate. Anch&#146;essi sono disponibili sia in soluzioni a base solvente, sia acquosa.		<br />
			<br />
ANTIGRAFFITI<br />
Il problema &#147;anti-graffiti&#148; nella fase preventiva &egrave; stato risolto da un nuovo prodotto denominato STRIP composto da base di cere esterificate e micro cristalline additivate con speciali resine acriliche. Spalmate sulla superficie di marmo o granito formano una piccolissima pellicola protettiva che resiste per molto tempo sia all&#146;azione del sole che agli agenti atmosferici. </p>

<p>Resistono e proteggono dalle scritte fatte con le normali bombole spray in commercio. I graffiti possono essere rimossi con normali svernicianti o diluenti o, in molti casi, sfregando con panni leggermente abrasivi o paglia di acciaio. Sempre in questo campo, ma per i normali problemi presenti nei cantieri edili, esiste una guaina protettiva removibile sia nel tipo liquido che nel tipo pasta. Il suo campo di impiego &egrave; la protezione di pavimentazioni di pregio in marmo, agglomerato, granito, ma anche in cotto, piastrelle con smalti delicati e pavimenti in legno verniciati. <br />
Con questo sistema si evitano i danni derivanti dalle lavorazioni successive la posa (macchie di pittura e vernici, cadute accidentali di attrezzi, rigatura da sfregamento ecc...). Dopo l&#146;essicazione, forma una guaina gommosa molto elastica che protegge da urti e sfregamenti. Terminati i lavori pu&ograve; essere facilmente rimosso partendo da un lato e tirando verso l&#146;alto. Sul pavimento ha ottime caratteristiche antisdrucciolo, rimane inoltre perfettamente aderente e non costituisce inciampo. Dopo la rimozione, polvere e sporco rimangono inglobati nella guaina lasciando la pavimentazione pulita.</p>

<p>Questi trattamenti eliminano la porosit&agrave; e rendono il materiale antimacchia e antigelivo come possono, quando necessario, ridurre la scivolosit&agrave; di un pavimento bagnato. <br />
Devono essere fatti prima della consegna al cliente e in genere prima dell&#039;utilizzo a cui il manufatto &egrave; destinato. <br />
Devono essere realizzati anche su tutti i pavimenti &#039;antichi&#039;, rivestimenti o elementi scultorei con qualche decennio o secolo di vita per mantenerli nel migliore modo simili a quando sono nati.</p>

<p>Si ringrazia per la consulenza lo studio tecnico della ditta:</p>

<p>BELLINZONI srl <br />
Via Don Gnocchi 4 20016 PERO MI <br />
Tel +39 02 33912133 Fax 33915224 <br />
<a href="http://www.bellinzoni.com">www.bellinzoni.com</a></p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 22:41:20 +0100</pubDate>
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			  	<category>CURA E RESTAURO</category>
			</item><item>
			  	<title>DALLE CAVE ROMANE A QUELLE MODERNE</title>
			  	<description>Storicamente la pietra rappresenta il primo materiale lavorato dall&#146;uomo, poi evolutosi ad impresa con gli egizi, greci i quali furono tra le prime civilt&agrave; a lucidare il marmo (gli egizi - non si sa come - riuscivano a lucidare anche graniti e porfidi). Non ci dilunghiamo sul porfido rosso antico, gli onici di Alabastron, il granito del foro (tonalite) e sul granito della guglia (rosso di Assuan). Questi materiali erano estratti da cave ormai esaurite (o non usate pi&ugrave;) che vennero utilizzati ampiamente per il loro carattere simbolico nella roma imperiale. Anche i greci con il marmo Paros, Pentelico, Cipollino avevano i loro materiali tradizionali da lucidare.</description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(foto: anfiteatro romano in arenaria locale ad Arles in Camargue, cliccare per ingrandire)</p><p>Ma i romani usarono anche marmi propri: sotto l&#039;impero inizi&ograve; l&#039;estrazione a Carrara (Luni) del marmo bianco come sostituto al marmo dell&#039;isola di Marmara. A Carrara vi era una vera e propria industria lapidea con un &#147;procurator&#148; che sovraintendeva affiancato per la parte tecnico-commerciale dai &#147;machinatores&#148;, maneggioni tuttofare alle cui dipendenze lavoravano i &#147;caesores&#148;, funzionari che dirigevano le attivit&agrave; di estrazione e di lavorazione. Categorie di operai specializzati si suddividevano le varie incombenze tecniche: c&#146;erano i &#147;marmorarii&#148;, che lavoravano alla cava, i &#147;quadratari&#148;, che squadravano i blocchi i &#147;sectores serrarii&#148;, che lo segavano in lastroni. Apposite navi (&#147;naves lapidariae&#148;) erano adibite al trasporto dei blocchi e dei lastroni a un grande e porio a Roma dove schiere di altri specialisti (&#147;lapidarii&#148;, &#147;sculptores&#148;, &#147;politores&#148;, &#147;caracterarii&#148; ) rifinivano e adattavano. Le residenze imperiali venivano realizzate in cipollino mandolato estratto dai Pirenei, nella Roma moderna ci sono ancora marmorari locali che collezionano i marmi antichi (egizi, greci, romani) in piccole tessere, gli antenati del collezionismo delle figurine. Spesso per riusarli li si riunisce in mosaici policromi.</p>

<p>Per tutto il medioevo le cave vennero coltivate secondo il metodo romano senza particolari evoluzioni, erano molto frequenti quelle in galleria sostenute da pilastri naturali.<br />
Nel Rinascimento ci fu la prima svolta tecnica che sostitui l&#146;estrazione una volta eseguita con cunei inseriti nelle fessurazioni con lo scoppio della polvere pirica che era stata nel frattempo scoperta. </p>

<p>Il primo telaio per il taglio dei blocchi nasce nella zona di Viggi&ugrave; come derivazione di un mulino ad acqua per la farina. Usando la forza dell&#039;acqua si attivava un movimento alternato delle lame senza denti sotto le quali veniva messa sabbia quarzifera e acqua. </p>

<p>Gli esplosivi usati nel passato nelle cave di marmo sono adesso attivamente denigrati dagli attuali coltivatori perch&egrave; le esplosioni hanno spesso fratturato in profondit&agrave; la montagna rovinando molti blocchi sottostanti che sarebbero stati buoni. La soluzione che permise di non usare gli esplosivi fu il filo elicoidale prima e il filo diamantato dopo. Ora anche per rimuovere il cappellaccio si usa il filo e l&#039;escavatore per la cura di non rovinare niente del sottostante buon materiale. Le perforatrici che adesso si usano per sezionare i blocchi sono invece di derivazione da quelle sviluppate per le cave di carbone in Belgio di inizio 1800 le prime miniere a essere industrializzate dalla omonima rivoluzione.</p>

<p>La moderna lavorazione del materiale lapideo si pu&ograve; dividere in quattro fasi principali: <br />
La prima interessa la ricerca del materiale e la miglior tecnica da applicare per la &#147;coltivazione &#147; della cava. In questo campo l&#146;Italia vanta una grande esperienza che esporta in tutto il mondo con la dotazione della tecnologia necessaria di cui &egrave; leader assoluto. Segue la lavorazione primaria che taglia il blocco di materiale proveniente dalla cava. La tecnica di segagione &egrave; diversa a seconda dei materiali. Per i duri graniti oggi si utilizzano grandi telai con lame tradizionali che producono anche 300 lastre per volta, per gli altri materiali la scelta &egrave; tra l&#146;uso dei telai, in questo caso con utensili diamantati o, in alternativa secondo le dimensioni del blocco o l&#146;esigenza di alta serialit&agrave;, i sistemi diamantati multidisco che producono in una sola fase le liste di materiale modulare. In tempi recenti si &egrave; passati anche all&#146;impiego di multifilo (diamantati) che riprendono in multiplo e in segheria la stessa lavorazione di taglio che avviene nelle cave. La buona riuscita di questa fase &eacute; molto determinante sul valore del costo finale di produzione perch&eacute; pu&ograve; limitare al minimo la successiva fase di levigatura e lucidatura. Non esistono sostanziali diversit&agrave; nel processo di trattamento delle superfici tra travertini, marmi, graniti o, anche, materiali compositi realizzati con il recupero della frantumazione di cava, se non alcune fasi accessorie come la stuccatura.</p>

<p>La lavorazione del marmo e del granito &egrave; da tempo sicura e ben regolamentata. Gli aspiratori e le pareti d&#146;acqua hanno eliminato le polveri e quindi i pericoli legati alla loro respirazione. Le macchine hanno accorgimenti che allontanano gli operatori. Molte sono inoltre completamente automatizzate tanto da richiedere gli interventi solo a macchina ferma o a distanza. Tutti i laboratori sono areati o solo coperti da tettoie per non respirarsi la polvere. Nelle cave e nel trasferimento del materiale ci sono i pericoli di tutti i settori che necessitano la movimentazione di materiali pesanti e quelli dei cantieri. Gli incidenti sono quasi sempre collegabili alla confidenza che si d&agrave; alle lavo- razioni ripetitive. Le precauzioni sono ben definite dalle norme generali del lavoro a cui tutte le imprese sono assoggettate. Nel caso del lavoro artigianale &egrave; garantito anche dall&#146;interesse dello stesso artigiano direttamente coinvolto nella lavorazione e, ovviamente, ben atte to a se stesso e al suo futuro. Qualche martellata sbagliata fa parte comunque del lavoro e delle nuove esperienze.</p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 17:47:36 +0100</pubDate>
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			  	<category>GEOLOGIA</category>
			</item><item>
			  	<title>SAI RESTAURARE SOLO SE HAI STUDIATO A ROMA, FIRENZE O RAVENNA</title>
			  	<description>Tra le proteste della Confartigianato il governo italiano sta istituendo un albo professionale dei restauratori, sul principio nulla di eccepibile siccome la mancanza di professionalit&agrave; di un restauratore potrebbe portare a perdite irrecuperabili del nostro patrimonio artistico. Ci&ograve; che fa specie e scandalizza &egrave; che, per un non qualche precisato motivo, sarebbero solo tre le scuole autorizzate a formare i nuovi restauratori:&nbsp;l&#146;Istituto centrale per il restauro ovviamente a Roma, l&#146;Opificio delle pietre dure di Firenze e la Scuola del mosaico di Ravenna e tutte le altre, senza appello e senza processo,  verrebbero tagliate fuori. </description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>(foto: gruppo scultoreo del Duomo di Milano, opera di scultori lombardi)</p><p>Ci pare sinceramente incredibile che la parte pi&ugrave; popolosa della nazione che &egrave; a nord del Po per il governo non sappia, e non potr&agrave; mai per diritto, prendersi cura del proprio patrimonio artistico. Eppure citt&agrave; come Venezia, Milano e Torino sono cresciute artisticamente grazie a maestri veneti, lombardi e piemontesi. Il duomo di Milano &egrave; stato costruito dagli scalpellini lombardi che oggi ancora dopo 7 secoli continuano a prendersene cura. Spesso le popolazioni del nord Italia sono accusate di nutrire razzismo verso chi abita sotto il Po, noi purtroppo dobbiamo notare che invece spesso chi abita sotto il Po non riesca a concepire che anche noi nord-italici abbiamo una sensibilit&agrave; artistica, delle scuole di scultura e di restauro valide come le altre. La stessa storia dell&#039;arte italiana minimizza costantemente il ruolo di architetti e scultori lombardi (e di tutto il nord Italia) per favorire altre regioni che si autoproclamano produttori di tutta la cultura artistica italiana anche quando evidentemente si deve ricorrere a manipolazioni e omissioni. <br />
Ma cosa volete che capiscano di arte longobarda a Roma ? <br />
Il romanico lombardo lo facciamo recuperare ai fiorentini ? <br />
I maestri campionesi, gli antelami, i guidi, i viggiutesi, le altre scuole di scultura lombarda non possono essere cancellate dal nostro patrimonio culturale, fare restaurare queste opere a chi crede che nel nord italia vivessero e vivano dei grezzi e analfabeti discendenti dei barbari &egrave; pericolosissimo proprio per queste opere perch&egrave; per restaurarle devono essere capite e collocate anche simbologicamente in un percorso artistico proprio. </p>

<p>L&#039;accademia statale di Brera, da cui nascono quasi tutti gli ornatisti e scultori del Duomo, da cui nasce il movimento culturale ottocentesco della scapigliatura, in cui si formano e poi insegnano scultori come i fratelli Marchesi di Viggi&ugrave; non avrebbe le qualifiche per formare restauratori secondo il nostro governo, pu&ograve; formare gli scultori ma non chi quelle opere le mantiene. Certe decisioni non fanno che confermare l&#039;idea di non essere ne compresi ne accettati nella nostra specificit&agrave; storica culturale. Per noi &egrave; come fare una legge che in Egitto i restauri li possano fare solo chi studia in Grecia. Speriamo almeno che le scuole autorizzate a formare i restauratori non siano scelte per &#039;simpatia&#039; o per favori clientelari ma che vengano valutate oggettivamente per il loro grado formativo. Il vero pericolo a questo punto &egrave; l&#039;ignoranza storico culturale di chi dovrebbe prendersene cura.<br />
Naturalmente pensiamo lo stesso dell&#039;arte siciliana, sarda, pugliese e via dicendo, e che ognuna di esse merita una scuola regionale specifica di restauro perch&egrave; sono espressioni di popoli ancora vivi e culturalmente ricchi di valori specifici tramandati di persona che non si possono certo ridurre alle sole tradizioni culinarie.</p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 13:39:35 +0100</pubDate>
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			  	<category>ATTUALITA'</category>	<category>CURA E RESTAURO</category>
			</item><item>
			  	<title>SALTRIO: LA LUNA DI VIGGIU'</title>
			  	<description>Saltrio &egrave; la patria dei fratelli Marchesi e del Bianco di Saltrio una delle pietre pi&ugrave; care alla tradizione lombarda il cui impiego inizia coi romani e perdura per tutto il medioevo, anche in luoghi lontani, come nel Chiostro di Piona (sul Lago di Como), alla Certosa di Pavia, nel Duomo di Lugano, sino ad alcuni impieghi moderni nel cimitero di Staglieno a Genova, a Torino &egrave; presente nella stazione di Porta Nuova, al palazzo di Garigliano e nella Mole Antonelliana.  </description>
			  	<content:encoded><![CDATA[<p>A Milano &egrave; presente al Monumentale, alla Scala, palazzo Litta, il Grand Hotel Et de Milan, Il monumento a Leonardo in piazza Scala, Porta Nuova, Porta Garibaldi, la parte strutturale dell&#039; Arco della Pace e poi il Duomo: gli esterni sono in marmo di Candoglia, ma all&#039; interno la struttura portante &egrave; in arenaria di Saltrio. La pietra di Saltrio viene anche detta pietra di Viggi&ugrave;. Questi due paesi furono terra comasca per secoli ed erano ecclesiasticamente sotto la Diocesi di Como, nel 1927, venne creata la Provincia di Varese; nel 1982 passarono sotto la Diocesi di Milano. <br />
I Magistri Saltriesi avevano lavorato secondo i documenti storici all&#146;Abbazia di Piona e il Chiostro di Voltorre, la Certosa di Pavia, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie in Milano, il Santuario della Beata Vergine in Saronno, il Sacro Monte di Varese con le sue cappelle, alcuni celebri palazzi di Milano. Molti saltriesi operano tra il 1500 e il 1600 a Roma come il Magister Baptista de Saltrio, Magister Petrus Antonius de Saltri, Maestro Johanni de Marchesis. Giovanni Marchesi tiene rapporti con Michelangelo Buonarroti il quale gli affida alcuni lavori per la tomba del Papa Giulio II. Tra i Bianchi, imparentati tra loro, in particolare sono citati G.B. Bianchi ed Achille Bianchi, scultore. Battista Rusconi fu Console della Congregazione dei Lapicida nel 1591 ed autore di altari.<br />
Ad essi fanno corona: Domenico Marchesi, Domenico De Judicibus (Giudici) &quot;Batta&quot; Marchesi, Orazio Marchesi, Bernardino Marchesi, Giodomenico Antonio Sant&#146;elia. Nel 1515 Pietro Giudici detto &quot;il Cadorago&quot; esegue la statua della SS. Trinit&agrave; a Saltrio. Corrado da Saltrio opera alle fortificazioni sforzesche in Valtellina e Valchiavenna. Pietro ed Antonio Casabella di Saltrio risulta che si trasferirono a Torino verso il 1780. Essi condussero un laboratorio per la lavorazione di marmi e fornitura di altari e balaustre. A inizio &#039;800 Francesco Paracca con i figli Stefano e Giuseppe vi si recano periodicamente da aprile a novembre per l&#146;esecuzione di opere di rifacimento in pietra di Saltrio, sia all&#146;interno quanto sulla facciata. Ha collaborato anche Giacomo Cassi di Bernardo.</p>

<p>A titolo esemplificativo della densit&agrave; del loro operare elenchiamo I Magistri Saltriesi, ovvero scultori della sola parrocchia di Saltrio, che hanno eretto altari, balaustre nel solo Canton Ticino (Svizzera) secondo i documenti ecclesiatici:<br />
- Anno 1614: Origlio, Chiesa della B. Vergine e San Giorgio.<br />
Magistro Pietro Giacomo Marchesi fornisce due colonne per la chiesa.<br />
- Anno 1617: Origlio, Chiesa della B. Vergine e San Giorgio.<br />
Pietro Marchesi consegna 78 scalini.<br />
- Anni dal 1647 al 1700 circa, Chiesa di Sant&#146;Antonio di Lugano:<br />
Nell&#146;anno 1647 Domenico e Giacomo Marchesi consegnano 24 scalini.<br />
Nell&#146;anno 1674 Domenico e Giacomo Marchesi consegnano quattro colonne.<br />
Nell&#146;anno 1676 i Magistri Ottaviano Marchesi e Carlo Lucino consegnano pietre lavorate per la facciata.<br />
- Tra il 1750 ed il 1756 viene ampliata la fabbrica del Collegio.<br />
Tra i magistri che eseguirono vari lavori viene citato il Magistro Marsilio Sant&#146;Elia.<br />
- Anno 1700: Gentilino, Chiesa di Sant&#146;Abbondio.<br />
Giudici Bernardo esegue la pila dell&#146;acqua santa.<br />
- Anno 1699: Gentilino, Chiesa di Sant&#146;Abbondio.<br />
Magistro Bernardo esegue la balaustra.<br />
- Anno 1706: Cadro, Chiesa della Beata Vergine e San Giorgio.<br />
Giacomo Donghi esegue la balaustra.<br />
- Anno 1736: Lugano, Chiesa di San Rocco (Cappella della nativit&agrave;).<br />
Magistro Carlo Antonio Giudici esegue la balaustra.<br />
- Anno 1741: Arosio, Chiesa di San Michele (Cappella della Beata Vergine del Rosario).<br />
I Magistri Andrea e Francesco Broggia (Brogli) eseguono la balaustra.<br />
- Anno 1746: Origlio, Chiesa della Beata Vergine e San Giorgio.<br />
Magistro Marsilio Sant&#146;Elia esegue due balaustre.<br />
- Anno 1747: Ponte Capriasca, Chiesa Parrocchiale.<br />
Magistro Marsilio Sant&#146;Elia esegue l&#146;altare.<br />
- Anno 1748: Capolago, Chiesa Parrocchiale.<br />
Magistro Francesco Marchesi esegue l&#146;altare.<br />
- Anni dal 1751 al 1765: Bellinzona, Colleggiata dei SS. Pietro e Stefano.<br />
Nell&#146;anno 1751 Marsilio Sant&#146;Elia e Giacomo Marchesi eseguono la pavimentazione in pietra di Saltrio.<br />
- Anno 1763: Bellinzona, Colleggiata dei SS. Pietro e Stefano.<br />
Giacomo Marchesi e Antonio Giudice stipulano un contratto per la costruzione dell&#146;Altare Maggiore, messo poi in opera con Bernardo Giudice.<br />
- Anno 1758: Rancate, Chiesa Parrocchiale.<br />
Magistro Carlo Antonio Giudici esegue l&#146;altare maggiore.<br />
- Anno 1773: Ponte Capriasca, Chiesa di Sant&#146;Ambrogio.<br />
Sant&#146;Elia Marsilio esegue l&#146;altare.<br />
- Anno 1782: Riva San Vitale, Chiesa Parrocchiale (Cappella della Madonna).<br />
Galli Carlo Antonio esegue la balaustra.<br />
- Anno 1798: Castelvetro, Chiesa Parrocchiale.<br />
Il Magistro Giuseppe Galli esegue come da contratto stipulato con Carlo Rossi di Arzo due altari e due colonne.<br />
- Anno 1822: Lugano, Cattedrale di San Lorenzo.<br />
Gli scalpellini, come sono considerati dall&#146;inizio ottocento Giacomo Cassi e Giuseppe Galli, eseguono la balaustra che fronteggia la piazza della cattedrale.<br />
- Anno 1846: Magadino, Chiesa Parrocchiale.<br />
Lo scalpellino Cassi Antonio esegue l&#146;altare maggiore.</p>

<p>A Saltrio la Rosa Comacina &egrave; scolpita nel Monumento dei Caduti nella guerra del 1915-1918 e collocata in alto nei quattro lati e dipinta nelle volte di palazzo Marinoni. (tratto da <a href="http://www.comune.saltrio.va.it">http://www.comune.saltrio.va.it</a>)<br />
Gli scultori e architetti di Saltio avevano sempre specificato loro provenienza tanto da permettere di definire l&#039; opera dei maestri saltriesi nella storia dell&#039;architettura rispetto ad esempio agli scultori viggiutesi, a dovere di cronaca &egrave; meglio comunque ricordare che le piazze parrocchiali di Saltrio e di Viggi&ugrave;, comuni adiacenti del varesotto, distano appena 900 metri tra loro e i paesi risultano adesso uniti nello stesso agglomerato urbano.</p>]]></content:encoded>
			  	<dc:creator>REDAZIONE</dc:creator>
			  	<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 16:45:08 +0100</pubDate>
			  	<link>http://www.assomarmistilombardia.it/archive/index.php?id=174</link>
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			  	<category>ARTE</category>
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